1. ZACCARIA E GIOVANNI BATTISTA

Ecco un racconto della misericordia del tuo Signore verso il suo servo Zaccaria, quando questi in segreto invocò il suo Signore dicendo: “Mio Signore! Le mie ossa ormai son deboli e il capo mi brilla di canizie, mai però sono stato sfortunato quando ti ho pregato. Temo per i miei parenti che verranno dopo di me. Anche se mia moglie è sterile, nella tua bontà dammi egualmente un discendente, che sia mio erede ed erede della casa di Giacobbe. Mio Signore, rendilo a te gradito!” “O Zaccaria! Ti diamo il lieto annuncio che avrai un figlio di nome Giovanni: nome che a nessuno mai abbiamo dato prima di lui”. Ma Zaccaria disse: “Mio Signore! Come potrò avere un figlio se mia moglie è sterile e io, per la mia età avanzata, ho perso ogni vigore?” Dio rispose: “Così sarà! Il tuo Signore ha detto: ‘E’ cosa facile per me che ti ho creato quando eri nulla’”. “Signore”, disse Zaccaria, “dammi un segno!” “Il tuo segno”, gli rispose Dio, “è che per tre giorni interi non parlerai più alla gente”. Zaccaria uscì dal santuario, andò dal suo popolo e indicò a gesti di celebrare le lodi del Signore all’alba e al tramonto. (19, 2-11)

 

2. MARIA: L'ANNUNCIAZIONE

Ricorda anche quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria, in verità Dio ti dà il lieto annuncio di una Parola che proviene da lui. Il suo nome sarà il Messia, Gesù figlio di Maria, illustre in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio. Egli parlerà agli uomini fin dalla culla come un adulto e sarà uno dei giusti”. Maria rispose: “Signore, come potrò avere un figlio, se nessun uomo mi ha mai toccata?” “Proprio così”, disse l’angelo: “Dio crea ciò che vuole. Quando decide una cosa, non ha che da dirle: ‘Sii!’, ed essa è. Dio gli insegnerà il Libro e la saggezza, il Pentateuco e il Vangelo”. (3, 45-48)

 

3. LA NASCITA DI GESÙ

Maria dunque concepì il bambino e si appartò con lui in un luogo lontano. Le doglie del parto la spinsero vicino al tronco di una palma. “Oh!”, disse, “Fossi morta prima! Fossi una cosa dimenticata, del tutto dimenticata!” La chiamò allora una voce di sotto la palma: “Non rattristarti! Il tuo Signore ha fatto sorgere un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma, e questa farà cadere su te datteri freschi e maturi. Mangiane dunque, bevi e consolati!” (19, 22-26)

 

4. GESÙ È PROFETA, NON FIGLIO DI DIO

O gente del Libro! Non oltrepassate i limiti nella vostra religione! Riguardo a Dio dite solo la verità! Il Messia, Gesù figlio di Maria, non è che il Messaggero di Dio, il suo Verbo ch’egli depose in Maria a uno Spirito che proviene da lui. Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dire: “Tre!” Basta! Sarà meglio per voi! In verità, Dio è uno solo: è troppo glorioso per avere un figlio! (4, 171)

 

5. GESÙ NON È STATO CROCIFISSO

Gli Ebrei sono davvero miscredenti! Hanno detto contro Maria una calunnia enorme e affermano: “Abbiamo ucciso il Messia, Gesù figlio di Maria, messaggero di Dio!” In realtà, non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma qualcun altro fu reso ai loro occhi simile a lui... In verità, essi non l’hanno ucciso, ma Dio lo ha innalzato a sé: Dio è potente e saggio! (4, 156-157)

 

6. TESTI CORANICI CON RISONANZE EVANGELICHE
Già abbiamo scritto nei salmi, dopo che fu data la legge di Mosè: “I miei giusti erediteranno la terra”. (21, 105) (cfr. Salmo 37, 29)

O voi che credete! Non rovinate le vostre elemosine criticando e offendendo gli altri, come fa colui che dà i suoi beni per farsi vedere dalla gante e non crede in Dio e nell’ultimo giorno. Costui somiglia a una roccia coperta da un po’ di terra: se la colpisce un acquazzone, la lascia nuda. (2, 264)
A quelli che negano la verità delle nostre rivelazioni e le respingono con disprezzo non verranno aperte le porte del cielo e non entreranno nel giardino del paradiso, finché un cammello non passi prima per la cruna di un ago. (7, 40)
Nota: le citazioni dei brani coranici sono tratte da Il Corano, Introduzione, traduzione e commento di C. M. Guzzetti, LDC Leumann (Torino).

 

BIBBIA E CORANO
Il Corano, a prima vista potrebbe sembrare quasi un libro cristiano, perché vi incontriamo idee, personaggi e avvenimenti che leggiamo anche nella Bibbia. 
Eppure i due libri sacri hanno un valore assai diverso per le rispettive religioni, perché il Corano, centro dell'Islam, andrebbe confrontato non con la Bibbia ma con Gesù, centro del Cristianesimo. 
Corano significa "Lettura ad alta voce". Bibbia significa "Libri". Il Corano è un solo libro di 114 sure o capitoli (un po’ più corto del Nuovo Testamento). La Bibbia cattolica è una raccolta di ben 73 libri, 46 del primo Testamento, 27 del nuovo. 
Il Corano cita 18 volte il Pentateuco, 4 volte i Salmi e 12 volte il Vangelo (sempre al singolare e senza mai fare i nomi dei quattro evangelisti), chiamandolo "Libro luminoso" (35,25). 
Per l'Islam ortodosso, Dio ha rivelato a Maometto il Corano (a Dio coeterno) in una ventina di anni (610 – 630 d.C.), dettandoglielo in arabo, parola per parola, anzi lettera per lettera, per mezzo dell'angelo Gabriele (2,97). 
Le divengenze nei racconti paralleli di Bibbia e Corano sono spiegate, secondo l'Islam, dal fatto che Ebrei e Cristiani hanno corrotto e manipolato le Scritture nei secoli (5, 41-42). 
Delle contraddizioni che che s'incontrano nello stesso Corano, gli Islamici non si preoccupano affatto.

 

CHIESA CATTOLICA E ISLAM
Dopo le ostilità medievali, il Concilio Vaticano II, nella dichiarazione Nostra Aetate, ha manifestato stima per i musulmani e ha esortato tutti a "dimenticare il passato e a esercitare sinceramente una mutua comprensione, nonché a difendere e a promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà". Esiste il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici (PISAI), fondato a Roma dai Padri Bianchi. Il dialogo rimane difficoltoso perché il Corano scrive: "Voi siete la migliore nazione suscitata fra gli uomini" (3,110)

 

GESÙ E MAOMETTO
Secondo l’Islam Gesù è un grande profeta, ma è soltanto un uomo, mentre per i cristiani è vero Dio e vero uomo. 
Al ruolo che Gesù occupa nel Cristianesimo non corrisponde Maometto, che è il più grande dei profeti, ma anch’egli semplicemente un uomo, bensì il Corano, Verbo di Dio fatto Libro alla Mecca e a Medina; il Corano è il vero centro dell’Islam.
Per questo motivo i musulmani non sono “maomettani” (per loro è un’offesa ed un segno di ignoranza sentirsi chiamare così); autore del Corano e fondatore della loro religione è Dio, non Maometto, che è solo un suo messaggero. Maometto nel Corano (33, 40) viene proclamato “sigillo dei profeti”, cioè ultimo dei profeti in ordine di tempo, ma primo per dignità. 
Secondo l’Islam Gesù avrebbe anche predetto la venuta di Maometto. Nella sura 7, Dio afferma: "Concederò la mia misericordia [...] a quelli che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano annunciato presso di loro nel Pentateuco e nel Vangelo (7, 157).
In maniera ancora più esplicita, la sura 61 dice: Ricorda inoltre quando Gesù, figlio di Maria, disse: “O figlio d’Israele! In verità io sono il messaggero di Dio, mandato a voi per confermare il Pentateuco rivelato prima di me e per dare il lieto annuncio di un messaggero che verrà dopo di me e che sarà chiamato Ahmad (Maometto)” (61, 6).
Ahmad è infatti uno dei nomi di Maometto (in arabo classico: Muhàmmad), come anche Mahmûd e Hamîd, tutti sinonimi dal significato di “Molto lodato” o “Glorificato”, ed insieme a molti altri nomi meno usati (circa 200 nomi in tutto). 
A conferma del Corano, i commentatori islamici citano soprattutto il passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù promette il Paràclito, cioè lo Spirito Santo (Gv 15, 26). I musulmani accusano i cristiani di aver falsificato il testo greco, sostituendo il termine paràclytos, cioè “consolatore”, al termine perìclytos, cioè “famoso”, simile al significato dell’arabo Ahmad. Naturalmente non accettano le parole del Vangelo in cui si dice che il Paraclito procede da Dio Padre e fa parte della Trinità. 
Probabilmente Maometto non ha mai conosciuto la vera figura di Gesù, ma solo deformazioni eretiche della vera fede. E' difficile valutare con esattezza la posizione occupata da Gesù nella vita pratica dei musulmani. 
Di Gesù parlano volentieri i sufi, o mistici, e i musulmani di mentalità aperta con i loro amici cristiani, professando magari la loro fede in lui come in tutti i profeti coranici, ma nulla di più.

 

GESÙ NEI LIBRI VEDA
Il ‘Bhavishya Purana’che riguarda ‘Isha Putra’(Gesù)
Il ‘Bhavishya Purana’, un’antica Scrittura vedica composta 5000 anni fa, predice l’avvento di Gesù e menziona che egli avrebbe visitato l’India. I versi che seguono si trovano in questo Testo. Come un sogno viene narrato al passato, allo stesso modo i rishi hanno narrato queste predizioni come se esse fossero già accadute, poiché esse sono state ‘viste’ direttamente attraverso le loro visioni mistiche:
ekadaa tu shakadhisho himatungari samaayayau hunadeshasya madhye vai giristhan purusam shubhano dadarsha balaram raajaa
“Una volta, il soggiogatore dei Saka si diresse verso Himatunga e nel centro della regione chiamata Huna (Hunadesh – la zona vicino Manasa Sarovara o la montagna Kailash nel Tibet Occidentale), il potente re vide una persona propizia che viveva su una montagna. La carnagione dell’uomo era di colore dorato e indossava abiti bianchi.”
ko bharam iti tam praaha su hovacha mudanvitah iishaa purtagm maam viddhi kumaarigarbha sambhavam
“Il re chiese: ‘Chi sei , o signore?’ Egli rispose con grande gioia: ‘Dovresti sapere che io sono Isha Putra, il Figlio di Dio e sono nato da una vergine. ’”
mleccha dharmasya vaktaram satyavata paraayanam iti srutva nrpa praaha dharmah ko bhavato matah
“ ‘Io sono l’illustratore della religione degli mleccha e aderisco rigorosamente alla Verità Assoluta. ’ Sentendo ciò, il re gli chiese: ‘Secondo la tua opinione, quali sono i principi della religione?’”
shruto vaaca maharaja prapte satyasya amkshaye nirmaaryaade mlechadesh mahiso ‘ham samaagatah
“Ascoltando queste domande del re Salivahara, Isha Putra disse: ‘ O re, quando è sopravvenuta la distruzione della verità, io, Masiha (Messia) ,il profeta, sono venuto in questo paese di persone degradate e dove i princìpi della religione non sono seguiti. Imbattendomi in quella condizione tremenda e irreligiosa di barbari che si propagava da Mleccha-Desha, mi sono dedicato al profetismo.’” 
mlecchasa sthaapito dharmo mayaa tacchrnu bhuupate maanasam nirmalam krtva malam dehe subhaasbham naiganam apamasthaya japeta nirmalam param nyayena satyavacasaa manasyai kena manavah
dhyayena pujayedisham suurya-mandala-samsthitam acaloyam prabhuh sakshat- athaa suuryacalah sada
“O re, per favore, ascolta quali princìpi religiosi ho stabilito tra gli mleccha. L’essere vivente è soggetto a contaminazioni buone e cattive. La mente deve essere purificata accettando un’adeguata condotta e recitando il japa. Recitando i santi nomi si ottiene la più alta purificazione. Come il sole inamovibile attrae, da tutte le direzioni, gli elementi di tutti gli esseri viventi, il Signore della regione solare, che è fisso e che è infinitamente affascinante, attrae i cuori di tutti gli esseri viventi. Così, seguendo le regole, essendo veritiero, sereno e meditativo, o discendente di Manu, si dovrebbe adorare il Signore inamovibile.”
isha muurtirt-dradi praptaa nityashuddha sivamkari ishamasihah iti ca mama nama pratishthitam
“Avendo posto la forma eternamente pura e propizia del Signore Supremo nel mio cuore, o protettore del pianeta Terra, ho predicato questi princìpi attraverso la stessa fede degli mleccha e così il mio nome è diventato ‘isha-masiha’ (Gesù, il Messia).”
iti shrutra sa bhuupale natraa tam mlecchapujaam sthaapayaamaasa tam tutra mlecchastaane hi daarune
“Dopo avere ascoltato queste parole e offrendo i propri omaggi a quella persona che è adorata dalle persone viziose, il re umilmente gli chiese di fermarsi in quella tremenda terra degli mleccha.”
svaraajyam praaptavaan raajaa hayamedhan cikirat rajyam krtva sa sasthyabdam svarga lokamu paayayau
“Il re Salivahara, dopo avere lasciato il suo regno eseguì un’asvamedha-yajna e dopo avere governato sessanta anni, andò sui pianeti celesti. Allora, per favore ascolta che cosa accadde quando il re andò su Svargaloka.”
Il nostro maestro spirituale, Srila A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada, ha detto molte volte che Gesù era un devoto, dotato di particolari poteri, inviato dal Signore per ristabilire i princìpi della religione.
(Post da Anonimo)

 

GESÙ NEI TESTI EBRAICI 

(VEDI la rivista JESUS GENNAIO 2002, PAG. 30)
Il richiamo a Gesù come Figlio di Dio, accentuato dallo «scan-dalo della croce» (1 Cor 1, 23), costituì sin dall'inizio un abisso teorico insormontabile fra Ebrei e Cristiani. Era profonda anche l'avversione ebraica per l'interpretazione cristologica del Vecchio Testamento: fino alla fine del Medioevo, gli ebrei respinsero come blasfema ogni interpretazione di Gesù in termini cristiani. Dopo l'Illuminismo - in cui i pensatori Ebrei, sulla scia di Maimonide (seconda metà del XII secolo), relativizzarono la concezione dell'elezione sia propria che cristiana - sorse l'aspettativa che dall'accordo tra l'ebraismo e la "religione figlia" potesse nascere un monoteismo puro. Di tanto in tanto, un antigiudaismo dogmatico e un antisemitismo (termine coniato nel 1879) etnico, spesso fondato su motivazioni economiche e psicologiche, vennero a turbare i rapporti, provocando una serie di vergognosi conflitti culminati nella Shoah.

 

GESÙ NEL CORANO

Gesù nel Corano. Il Corano nomina spesso Isa (Gesù). E' un profeta di Allah, del quale sostiene di essere un messaggero; è la sua parola e il suo spirito, il Masih (Messia). La nascita di Isa fu annunciata a Marjam (Maria), insieme alla quale egli è un simbolo - così come lo sono, insieme, Musa e Harun (Mosè e Aronne). Il racconto della nascita (sura 19, 22-33) contiene motivi dei vangeli canonici e apocrifi (Isa parla nella culla e anima gli uccellini di creta). Gesù (Isa) riunì intorno a sé gli apostoli e guarì i malati. Insegnò quali sono i cibi leciti e divenne un modello per gli Ebrei, che però lo respinsero. Essi lo uccisero soltanto in apparenza: fu Allah a chiamarlo a sé e, forse, egli ritornerà. Gesù non è Dio, è un servitore di Allah. I servi degli idoli lo hanno utilizzato abusivamente come argomento per i propri errori. I seguaci di Gesù sono chiamati "uomini della Scrittura". Esiste anche una tradizione islamica secondo la quale sulla croce sarebbe morto, in sua vece, un apostolo (Simone di Cirene).

 

GESÙ SECONDO IL CORANO. PUNTI DI ACCORDO

Gesù secondo il Corano: elementi comuni e non con il cristianesimo.
Secondo il Corano Gesù è un personaggio storico molto importante. Alcuni tratti della sua figura sono concordi con la fede cristiana, anche se su molti punti altrettanto importanti il Corano è invece in disaccordo con il Vangelo. Vediamo quali sono le cose principali che il Corano afferma su Gesù.

PUNTI DI ACCORDO
Il Corano afferma che Gesù fu concepito da Maria in modo verginale (3, 47) e miracoloso (19, 20-21), difendendo Maria dalle calunnie degli Ebrei; che un angelo annunciò a Maria che avrebbe avuto un figlio senza il concorso di un uomo; infine, che Gesù è come Adamo, perché non ha padre umano (3, 59; cfr. Rm 5, 14). 
Gesù è pure chiamato "Parola" o "Verbo" di Dio (4, 171), non però in senso cristiano, ma in quanto frutto della parola creatrice, senza concorso di padre umano. 
Ed è chiamato "Spirito che proviene da Dio", perché prodotto dal soffio di Dio, o perché è un angelo. 
Gesù opera miracoli per confermare la sua missione (43, 63).
Gesù viene chiamato il “Messia” (3, 45). 
E’ morto, ma poi è risorto (3, 55). Della morte di Gesù si parla anche in (19, 33).
Il Corano chiama Gesù per ben 11 volte volte “Figlio di Maria”, per sottolineare l’assenza di paternità umana, come per Adamo, ed anche “Verbo di Dio” o “Spirito che proviene da Dio”.

 

GESÙ SECONDO IL CORANO. PUNTI DI DISACCORDO

Gesù secondo il Corano: elementi comuni e non con il cristianesimo. Punti di accordo.

 

PUNTI DI DISACCORDO.
La nascita di Gesù, però, viene raccontata in modo molto diverso rispetto al Vangelo.
Pur essendo un grande profeta, Gesù non è importante per la professione di fede islamica. L’unico “nobile esempio” da imitare è Maometto (33, 21).
Per il Corano, Messia non significa “Unto” o “Consacrato”, ma semplicemente “Uno che tocca” oppure “Uno che è toccato”, alludendo al fatto che Gesù tocca i malati per guarirli, o anche al fatto che è toccato dalla benedizione divina. I titoli di Gesù, pur riconosciuti, sono dunque svuotati del loro significato cristiano.
Il fatto che Gesù sia stato crocifisso dagli Ebrei viene rifiutato con decisione dal Corano, secondo il quale si tratta di una “calunnia enorme” contro Maria, mentre in realtà “qualcun altro fu reso ai loro occhi simile a lui” e “Dio lo ha innalzato a sé”. La morte in croce risulta assurda per i musulmani: perché Dio lo ha sacrificato? In effetti il Corano ignora il peccato originale e la necessità della redenzione in senso cristiano. Anche per i musulmani, come già per i greci e per gli ebrei, la croce è scandalo e stoltezza (cfr. 1 Cor 1, 23).
Il Corano respinge categoricamente la divinità di Gesù, ad esempio in (9, 30-31). E’ “Figlio di Maria” ma non “Figlio di Dio” (link al testo coranico n. 4: testo del Corano). Questo è il punto di divergenza più importante, ed è dovuto principalmente alla trascendenza assoluta di Dio, che per l’Islam non è conciliabile con una stretta vicinanza all’umanità. Per questo il Corano si chiede, un po’ brutalmente: “Come potrebbe Dio avere un figlio, se non ha consorte?” (6, 101).
Strettamente legata alla questione della divinità di Gesù è anche quella della Ss. Trinità, che non è ovviamente accettata dal Corano. D’altra parte il concetto cristiano di Trinità nel Corano è erroneamente interpretato: in (5, 116) si dice che la Trinità cristiana sarebbe composta da Dio Padre, da Maria sua consorte e da Gesù loro figlio. In realtà si tratta di un fantasioso triteismo, un errore condannato dalla Chiesa ancora più che dall’Islam. Anche la penultima sura dichiara perentoriamente: Egli, Dio, è uno! Dio, l’Eterno! Non generò né fu generato, e nessuno gli è pari! (112, 1-4). La questione trinitaria è insomma il vero abisso che separa Islam e Cristianesimo.

 

GLI EBREI CHE GUARDANO A GESÙ DI ELISA PINNA 
Ogni venerdì sera, Ruben Pinkas festeggia, nel suo pic­colo appartamento a Gol­ders Green nel Nord di Londra, l’o­ra del Kiddush, la preghiera di con­sacrazione che avvia il giorno del ri­poso. «Shabbath Shalom», augura alla moglie, mentre tira fuori del pa­ne da una busta del supermercato e lo spezza per sé e per lei. I gesti so­no quelli di una famiglia tradiziona­le ebrea; ma per loro c’è qualcosa di più; il kiddush non è solo la consa­crazione del settimo giorno e dei prodotti della terra. Il pane e il vino, ai loro occhi, hanno acquistato un si­gnificato nuovo: non disse infatti Ye­shua, «io sono la vera vite, io sono il pane della terra»?

Pinkas è ebreo ma crede che Yeshua, così lui chiama Gesù, sia il messia atteso dal suo popolo, il salvatore an­nunciato dalle profezie dell’Antico Testamento. Fa parte di una galassia sconosciuta al grande pubblico, quella degli ebrei messianici, un mo­vimento dalle mille sfaccettature che è riemerso con prepotenza, negli ul­timi decenni, dalle profondità della storia. Gli ebrei messianici si richia­mano ai primi discepoli ebrei di Ge­sù, di Yeshua. Non vogliono essere confusi con gli ebrei convertiti al cri­stianesimo, che pure esistono e so­no una realtà piccola ma molto si­gnificativa, quasi l’espressione fisi­ca dell’unità tra due fedi. Gli ebrei messianici leggono invece i Vangeli in una chiave tutta interna alla cul­tura giudaica e ritengono il cristia­nesimo una sorta di eresia posticcia e paganizzante degli insegnamenti del Messia, annunciato dalla Torah. Pinkas, uno studioso che partecipa a Londra al primo incontro pubbli­co tra ebrei ortodossi e ebrei mes­sianici della diaspora, ricorda che il primo cristianesimo, nato tra i gen­tili di Antiochia, era ancora consi­derato una setta ebraica, e sottopo­sto dai romani al pagamento delle «tasse per gli ebrei«. Solo nel tempo il cristianesimo si è staccato dall’e­braismo fino a tagliare tutti i ponti, nel 325, con il Concilio di Nicea che proibì l’osservanza dello Shabbath e dei riti ebraici. Molti ritengono che l’ebraismo messianico, ancora pre­sente ai tempi di Paolo, scomparve nel IV secolo, dopo la svolta di Nicea, anche se, afferma Pinkas, ci sono tracce di persecuzioni contro gli e­brei messianici da parte della Chie­sa cattolica nel dodicesimo e tredi­cesimo secolo. Nel diciannove­simo secolo, a Londra, in Rus­sia, in Ungheria, avvengono iso­lati tentativi di creare comu­nità di ebrei messianici at­torno a sinago­ghe locali che però si spengo­no con i loro leader. Ancora per la maggior parte del ventesimo seco­lo, gli ebrei che riconoscono Gesù come il loro Messia finiscono per convertirsi al cristianesimo, soprat­tutto a quello protestante e sionista che vede , nella nascita di uno Stato ebraico, una condizione per il ritor­no di Dio sulla terra.

È solo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, che il giudaismo messianico riparte con forza, come movimento distinto e indipenden­te da qualsiasi connotazione cri­stiana.
Le prime sinagoghe messianiche vengono costruite negli Stati Uniti, a Filadelfia, e Washington. Le diver­se comunità si raccordano nell’U­nione delle Congregazioni messia­niche ebraiche. Nella propria carta base l’Unione definisce l’ebraismo messianico come «un movimento di congregazioni e gruppi fedeli a Ye­shua il Messia che assumono la re­sponsabilità , nell’ambito dell’Anti­ca Alleanza, di una vita ebraica e di una identità radicata nella Torah, e­spressa nella tradizione, e rinnova­ta e applicata nel contesto della Nuo­va Alleanza».
Come molti altri movimenti reli­giosi comparsi sulla scena alla fi­ne del Novecento, anche gli ebrei messianici hanno registrato una cre­scita straordina­ria. Le cifre varia­no a seconda del­le fonti e manca, in realtà, un registro ufficiale di tut­te le organizzazioni ebraiche che ri­conoscono Yeshua come messia. Qualcuno parla di 350 mila ebrei messianici, altri di 500 mila, in tut­to il mondo; 15 mila in Israele, dove si contano circa 80 comunità, per lo più sulle colline della Galilea. L’e­braismo messianico non ha un «pa­pa «, ed è molto variegato per quan­to riguarda la teologia e la liturgia. I tratti comuni sono la fede in Yeshua, come il Messia, e un grande rispet­to per i comandamenti, sebbene l’osservanza della Torah differisca da congregazione a congregazione. La croce nei loro culti non compare mai: evoca un passato troppo vici­no e doloroso. «Nella memoria ­spiega Pinkas - ci sono le persecu­zioni che abbiamo sofferto ad ope­ra della Chiesa; la Croce è simbolo di uccisioni, di sofferenze. Ha un si­gnificato troppo forte per la nostra sensibilità». Ogni comunità ha un proprio modo di esprimersi. A Ge­rusalemme vi sono ad esempio e­brei che si riuniscono ogni sabato in una chiesa anglicana e pregano e cantano in uno stile molto simile a quello dei carismatici nord-ameri­cani, tra sventolii di bandiere con la stella di David e Alleluja ritmati con le braccia levate. Altri riproducono invece, in modo stretto, l’atmosfera della Sinagoga, come nella comu­nità di Netiviah nel quartiere di Rehavia. Ci sono poi anche i mes­sianici millenaristi, come i fedeli del­la comunità guidata da Gershon Nehel, che gestisce un villaggio tu­ristico nel nord della Galilea e che vivono come se la fine dei tempi fos­se già cominciata. 
I diversi gruppi messianici rap­presentano tuttavia per gli ebrei tradizionalisti un unico perico­lo, senza sfumature o distinguo: il giudaismo classico vede in loro so­lo dei traditori e dei nemici pronti a colpire alla schiena in casa o in si­nagoga: dei missionari camuffati da «fratelli» che cercano di convertire il popolo eletto al cristianesimo. Più l’ebraismo messianico si diffonde, più si rafforzano i sentimenti di o­stilità e odio tra i tradizionalisti.
La riunione di Londra, dove, tra cen­tinaia di messianici e rabbini abbia­mo incontrato anche Pinkas, ne è u- na testimonianza. «Gli ebrei hanno eletto la sinagoga come un muro di protezione da altre assimilazioni, o possibili interpretazioni diverse del­la Legge. Non si può stare a cavallo di quel muro. L’ebreo che riconosce Gesù come un messia faccia un pas­so in più, vada dall’altra parte del muro e abbandoni il giudaismo», tuona il rabbino statunitense Sh­muley Boteach, dal palco della Friends Meeting House di Euston Road. L’atmosfera è carica di ten­sione: le parti si rimproverano a gran voce di aver tra­dito il Dio di A­bramo e Mosè, di non averlo ca­pito. L’incontro non fuga le diffi­denze recipro­che e le strette di mano finali non avvicinano le posizioni. Se in Europa e in Nord America, le due comunità religiose finiscono per ignorarsi a vicenda, diverso il di­scorso diviene per i gruppi messia­nici che, sempre più numerosi, scel­gono di vivere in Israele. «Quando in Europa, gli ebrei dicevano 'noi cre­diamo in Gesù', era un biglietto d’in­gresso; quando in Israele noi dicia­mo 'credo in Gesù' è un biglietto d’uscita dallo Stato ebraico», sinte­tizza Michael Brown, esponente di spicco del messianesimo nordame­ricano. Fino a qualche mese fa, i messianici erano trattati in Israele da «estranei», emarginati, oggetto di minacce verbali, per la loro presun­ta attività missionaria cristiana.
Il 21 marzo 2008, gruppi di oltranzi­sti ortodossi ebraici sono passati al­l’azione. Sfruttando crudelmente l’atmosfera del Purim (il carnevale ebraico) qualcuno ha lasciato all’in­gresso della abitazione della fami­glia Ortiz, ebrei messianici statuni­tensi rientrati nel villaggio-colonia di Ariel in Cisgiordania, quello che sembrava essere un normale pacco­dono contenente dolciumi. Quan­do però il quindicenne Amiel l’ha a­perto, è stato investito da una for­tissima esplosione che gli ha provo­cato gravi ferite in tutto il corpo. Appena due me­si dopo, il 20 maggio, nella cit­tadina di Or Yehuda, presso Tel Aviv, il vice­sindaco Yehuda Uzi Aharon, un e­breo ortodosso sefardita, alla te­sta di un gruppo di allievi di un collegio rabbinico lo­cale ha dato alle fiamme nella pub­blica piazza testi del vecchio e del nuovo testamento razziati nelle ca­se di famiglie messianiche. Le im­magini delle ceneri fumanti hanno provocato indignazione in parte del­l’opinione pubblica israeliana e qualcuno ha rievocato i roghi di li­bri compiuti dai nazisti e le parole profetiche del poeta ottocentesco tedesco (ed ebreo) Heinrich Heine secondo cui «quando si arriva a bru­ciare libri, poi si bruciano anche es­seri umani». Tuttavia, di fronte a quest’episodio, il governo israeliano si è celato dietro il silenzio.

 

I CRISTIANI E MAOMETTO
Dopo l'Egira del 622, Maometto aveva promulgato a Medina una costituzione tollerante per la "gente del Libro" (Ebrei e Cristiani), nella speranza, rivelatasi illusoria, di convertirli all'Islam. Davanti al loro ostinato rifiuto, ruppe con loro ogni relazione e il Corano confermò con minacce e maledizioni (2, 40 – 46. 87 – 88). 
In un primo tempo, Maometto trattò i cristiani da alleati, apprezzandone soprattutto la mitezza e la bontà e attribuendone il merito ai loro monaci e preti (Corano 5, 82-83. 57,27). Non sembra che Maometto abbia letto la Bibbia né che abbia studiato in modo sistematico la fede cristiana. Da conversazioni occasionali con commercianti, schiavi e monaci girovaghi sentì esporre, in modo quanto mai approssimativo, dei confusi principi del cristianesimo, i racconti biblici e le strane leggende dei vangeli apocrifi che ritroviamo nel Corano.

 

L'ETICA NEL CORANO
In campo etico, l'Islam vuole essere la religione della giustizia. Il contesto è lontano dall'eroismo cristiano della "porta stretta", del porgere l'altra guancia, del perdonare i nemici. Il Corano è esplicito: "Dio vuol rendervi leggeri i pesi che portate, perché l'uomo fu creato debole" (4,28). 
L'etica islamica è codificata nella shari'a, cioè nella legge sacra derivata dal Corano e dalla tradizione, che codifica fin nei minimi particolari tutta l'attività umana in ambito esterno. 
Nell'intimo giudice è solo Dio. Per la salvezza è sufficiente l'osservanza di un minimo di atti legali, i "cinque pilastri dell'Islam: professione di fede, preghiera rituale, digiuno nel mese di Ramadan, elemosina legale, pellegrinaggio alla Mecca. 
Il "jihad" non è tra i pilastri dell'Islam. Non significa "guerra santa", ma "sforzo" per far trionfare la causa di Dio, contro le proprie passioni. Il Corano proclama la libertà di religione: "Nessuna costrizione nella religione! La verità ben si distingue dall'errore". L'ideale etico è annunciato in modo vago dal Corano che scrive: "Sorga da voi una nazione che invita al bene, promuove la giustizia e impedisce l'iniquità". 
Le virtù sono quasi esclusivamente sociali: onestà, beneficienza ma senza eccessi, pudicizia, fratellanza coi musulmani.

 

MARIA NEL CORANO
A Maria il Corano dedica la sura 19 e usa espressioni di grande rispetto. 
Ne descrive la nascita (3,35), basandosi probabilmente su fonti cristiane apocrife, ne proclama la verginità, difendendola dalle calunnie degli Ebrei (3,47), ne racconta l'Annunciazione (3,42-47) e descrive la nascita di Gesù (19,22-25), scostandosi però quasi del tutto dal racconto evangelico. Maria però non è madre di Dio. L'Islam onora anche gli altri grandi personaggi del Nuovo Testamento, come Zaccaria, Giovanni Battista e gli Apostolo (senza mai citarne alcun nome), e quelli del primo Testamento. 
Come il Cristianesimo, l'Islam ammette l'esistenza di angeli e demoni, della risurrezione dai morti, il giudizio finale, la retribuzione del paradiso o dell'inferno.

 

RINASCE L'ARAMAICO, LINGUA DI GESÙ SYRIA, MAALOULA, DOVE RINASCE L’ARAMAICO, LINGUA DI GESÙ 
A Maaloula, villaggio cristiano a 60 chilometri da Damasco, è stata posta la prima pietra dell’Istituto per l’insegnamento della lingua aramaica. Una scelta geografica non casuale per valorizzare e difendere una delle più antiche lingue conosciute: per i vicoli di Maaloula, che scivolano tra case fuse nella roccia e chiese ricavate da templi pagani, la gente parla ancora in aramaico come Gesù duemila anni fa. 
Appartenente alla famiglia delle lingue semitiche (come arabo ed ebraico) l’aramaico ebbe la sua fonte originaria proprio in Siria e per un lungo periodo fu usato come lingua principale nelle transazioni commerciali e nell’amministrazione in vaste aree del medio e vicino oriente; i primi documenti scritti risalgono al 900 a.C. e per i successivi sei secoli l’aramaico - con assiri, babilonesi e persiani – assunse una posizione dominante dalla Mesopotamia fino all’Egitto, sostituendo, a volte quasi in toto, gli idiomi locali come per gli ebrei che conservarono l’ebraico solo per le funzioni religiose. 
Un fenomeno attestato tra l’altro dalla presenza di alcune sezioni dell’Antico Testamento scritte in aramaico. Un passato glorioso seguito da una decadenza improvvisa che coincise con l’avvento dell’islam; l’arabo seguì di pari passo la diffusione della religione predicata da Maometto e ridusse in maniera drastica e rapida a partire dal VII secolo d.C. gli spazi occupati dall’aramaico. 
Oggi solo alcune comunità cristiane e giudaiche di poche migliaia di individui usano questa lingua trimillenaria in zone periferiche dell’area arabofona (in territori siriano, iracheno, turco e iraniano) ma in un situazione di bilinguismo che non ne facilita la sopravvivenza e la diffusione. L’istituto che sorgerà a Maaloula dovrebbe però contribuire a tenere viva l'antico e suggestivo idioma, in modo forse meno spettacolare ma anche più serio e permanente del film "Passion" di Mel Gibson, interamente girato proprio in aramaico.