In un commento ad un passo evangelico, lo scrittore trova accenti di violenta passione sociale che fanno risaltare la drammatica “contemporaneità” del Cristo fustigatore dei mercanti.

 

BEVILACQUA ALBERTO (1934)

 

Cristo affronta le tortuosità dell'animo, affronta il peccato. Il dramma più grave di Cristo, doveva essere questo: affrontando il male Cristo ingaggia una lotta in cui le qualità divine che erano in lui, si ritrovano dinnanzi a persone prive perfino delle più elementari qualità umane. A Cristo apparivano già esseri come quelli che esistono nel Pakistan: uomini tra gli alberi, appoggiati ai tronchi, tronco contro tronco, aspettano di morire, ma sono già morti perché non possono pensare, sentire quello che Cristo dice, godere di un momento di benessere spirituale. La felicita dello spirito è il massimo che Cristo vuole per gli uomini, ma questa non può esistere dove si estingue anche la vita fisiologica perché si muore di fame. Non possono più entrare in un contrasto di bene e di male, non possono nemmeno peccare - che sarebbe comunque un esercizio di vita - e non possono certo ascoltare le parole divine di Cristo. Non possono fare niente perché sono diventati niente essendo mancato loro il pane.

E credo che in questi casi la violenza sia inevitabile perché, al di fuori dell'uso di questa, non c'è altro da fare. Togliere di mezzo i mercanti, qui di armi e di carne umana, che noi incontriamo anche in questa città cosmopolita che è Roma. In alcuni locali di Roma, due o tre volte su dieci, ti ritrovi daccanto i trafficanti di armi, responsabili delle centinaia di migliaia di morti in Africa ed in Asia. Li ho visti di persona, ed ho visto nel Congo le situazioni da essi create. Ho visto bambini ammucchiati su piazze per le quali nessuno sarebbe passato.

Nemmeno li uccidevano. Non c'era tempo e non era necessario ucciderli. Sarebbero morti da soli. E i responsabili di questo? Vivono nelle nostre città, con i cani in casa, in splendide, case, e forse ignorano come i bambini sono morti perché la loro casa fosse più bella. La grande idea che ricavo dalla lettura del Vangelo è questa: Cristo vuole: che l'uomo sia in grado di poter essere protagonista di quanto egli insegna. Cristo parla dell'uomo, di bene e di male, di peccati, ma ciò che Cristo chiede anzitutto è che l'uomo sia tale, che non sia tagliato fuori dal suo discorso da situazioni concrete che sono al di fuori di lui perché prima sono fuori dell'uomo come tale.

Esemplifico con un'altra aberrazione, riferendola sempre a quanto ho visto in Africa, in Congo. Una bambina viene mutilata, non è più né donna né uomo, non ha più nemmeno la possibilità di essere una Maddalena che poi incontra Cristo, è una specie di radice distorta, con testa umana e radice di albero. E sono migliaia e migliaia ridotte così, con mezzi antigienici, con dolore straziante. Che cosa può dire Cristo a questa bambina? Non vale il Vangelo per lei, e perciò non vale Cristo, perché lei non è più umana. Credo che la grande angoscia di Cristo sia di vedere l'uomo uscire dalla possibilità di essere protagonista nel modo che lui sa e vuole e per cui è vissuto ed ha sofferto tra gli uomini. Nei risvolti del Vangelo vi sono pieghe che non vengono mai aperte, per distrazione, per delicatezza, per pudore o per mancanza di sincerità e di coraggio.

Cristo ha sofferto anche per quelle mutilazioni e per quanto è connesso alla attività sessuale che, in bene ed in male, è cosi gran parte, cosi determinante per la vita, per la sopravvivenza dell'uomo. Cristo viene per essere uomo ed uomo perfetto, integro in tutto se stesso. È: questa integrità che gli permette di vivere e poi morire come uomo. Se non. avesse avuto le mani, i piedi, non poteva essere crocifisso, senza il sistema nervoso, senza la pressione sanguigna, senza la integrità di tutto l'uomo, non avrebbe potuto soffrire come soffre un uomo crocifisso, sarebbe mancato qualche cosa a quella sofferenza che doveva redimere, salvare tutto l'uomo. Ebbene, studi recenti hanno .dimostrato che una delle sofferenze più atroci dei crocifissi è il sangue che confluisce, si addensa, nella zona ventrale e nelle sue parti terminali. I romani erano sadici, si dilettavano di torture che straziassero ed insieme umiliassero: il seggiolino sulla croce in realtà era uno strumento per nuovi dolori, perché l'ematoma degli organi cosi compressi, desse dolori allucinanti. Non se ne parla mai. S'ignora cosi la sofferenza che Cristo, che Dio, morendo, vi ha sofferto. E non senza motivo. In Cristo, tutti gli elementi tornano. In Cristo crocifisso c'è tutto, si aduna tutto, anche le sofferenze delle bambine che Cristo ancora non riesce a salvare dalla mutilazione che le tormenta e le umilia.