Da J. de Maistre, Considérations sur la France, cap. III, tr. it di Marco Ravera dal vol I delle Oeuvres complètes, Lyon, Vitte e Perrussel, 1884-1893, pp. 38-40.

 

Joseph de MAISTRE (1753-1821)

 

La reversibilità e il sacrificio del Calvario

 

Mi rendo conto che, in tutte queste considerazioni, siamo continuamente oppressi dallo spettacolo terribile degli innocenti che muoiono insieme con i colpevoli; ma senza tentare di approfondire una questione come questa, che tocca ciò che c'è di più profondo, e limitandoci a considerarla soltanto nel suo rapporto col dogma universale, e antico quanto il mondo, della reversibilità dei dolori dell'innocenza a profitto dei colpevoli.

È da questo dogma, mi sembra, che gli antichi fecero derivare l'usanza dei sacrifici che praticarono in tutto l'universo, e che essi giudicavano utili non solo ai vivi ma altresì ai morti; usanza tipica cui l'abitudine ci fa guardare senza stupore, ma di cui non è meno difficile cogliere la radice.

I sacrifici volontari, così famosi nell'antichità, derivavano a loro volta dallo stesso dogma. Decio [cfr. Tito Livio, VIII, 9 e l0] aveva fede nel fatto che il sacrificio della sua vita sarebbe stato accetto alla divinità e che avrebbe potuto compensare tutti i mali che minacciavano la sua patria.

Il cristianesimo è venuto per consacrare questo dogma, un dogma che è perfettamente naturale per l'uomo benché paia difficile giungervi tramite il ragionamento.

È dunque possibile che nel cuore di Luigi XVI, o in quello della celestiale Elisabetta [sorella di Luigi XVI, giustiziata il 10 maggio 1794], vi sia stato un simile moto di accettazione, tale da poter salvare la Francia.

Si chiede certe volte a che cosa servano quelle austerità terribili praticate da alcuni ordini religiosi, e che sono esse pure dei sacrifici volontari; tanto varrebbe allora chiedere a che mai serva il cristianesimo, posto ch'esso si fonda interamente su questo stesso dogma ampliato, dell'innocenza che paga per il delitto.

L'autorità che approva tali ordini sceglie alcuni uomini e li isola dal mondo per farne delle guide per gli altri uomini.

Non c'è che violenza nell'universo; ma noi siamo viziati dalla filosofia moderna, che ci ha detto che tutto è bene, mentre invece il male ha insozzato ogni cosa e, in un senso assai vero, tutto è male perché nulla è al suo posto. Essendosi abbassata la nota tonica del sistema della nostra creazione, tutte le altre note si sono proporzionalmente abbassate, secondo le regole dell'armonia. Tutti gli esseri gemono [Rm 8,19 ss.] e tendono, con sforzo e dolore, verso un altro ordine di cose.

Coloro che osservano le grandi calamità umane sono portati soprattutto a queste tristi considerazioni. Cerchiamo però di non perderci d'animo: non c'è castigo che non purifichi, così come non c'è disordine che l'AMORE ETERNO non rivolga contro il principio del male. È dolce, in mezzo all'universale sovvertimento, presagire i piani della Divinità.